L’IMPORTANZA DEI PROGETTI CONSENSUALI NEL PENALE MINORILE

imagesDa 12 anni lavoro con i ragazzi sotttoposti a procedimenti penali e con le loro famiglie. Ho sempre vissuto una grande frustrazione per i tempi della giustizia. Quando i genitori arrivano ai colloqui portano spesso la loro fatica nel non sapere ‘quando arriverà il processo’, ‘quando potranno concludere tutto’. Alcuni colleghi negli anni mi hanno detto che queste richieste possono nascondere un desiderio di chiudere la vicenda penale senza una rielaborazione appropriata. Questa lettura mi ha sempre fatto arrabbiare. Magari è anche corretta ma mi sembra che si arrivi sempre troppo presto all’interpretazione senza passare dai fatti. Se invece di INTERPRETARE prima guardassimo prima i fatti? I fatti relativi ai procedimenti penali per i ragazzi a piede libero sono questi  (in linea di massima): tra la denuncia o querela e la segnalazione della situazione ai servizi sociali in Lombardia trascorrono diversi mesi; tra le denuncia o querela e la celebrazione della prima udienza passano anni. Per fortuna da quando ho iniziato a lavorare nel 2000 i tempi di attesa si sono accorciati (corca due anni). Pensate che recentemente ho assistito alla prima udienza di un ragazzo che ho conosciuto nel 2005, denunciato nel 2004. Quale genitore, quale ragazzo non si sentirebbe impotente, amareggiato?

In parallelo alla mia attività di assistente sociale ha anche iniziato a fare formazione agli operatori dei servizi sociali e questo mi ha permesso di portare ad altri colleghi un’idea di lavoro continuativo, che non tenesse conto tanto dei tempi giudiziari quando dei tempi evolutivi dei ragazzi, delle fatiche delle famiglie. Quante famiglie si sentono sole, si isolano dal loro contesto sociale per la vergogna, drammatizzano fatti che pur essendo gravi vanno guardati con occhi costruttivi piuttosto che di etichettamento? Inoltre, se avete in mente un adolescente capite quanto il tempo sia un fattore fondamentale nella loro vita. Nella vita di un adolescente sei mesi fanno la differenza! Se conosco oggi un ragazzo di 15 anni tra due anni avrò davanti un’altra persona.

Ho sempre proposto l’idea dei progetti consensuali. Li ho messi in atto con i colleghi che nel tempo mi hanno seguito in questa avventura. Cosa sono i progetti consensuali? E’ prima importante precisare che il processo, ovvero il momento in cui si appare davanti al giudice, è solo una piccola parte del procedimento penale minorile. Cosa fanno i servizi prima? In molti casi, nei luoghi in cui ho fatto formazione e supervisione, dopo la fase di valutazione non si faceva nulla. Si aspettava che fosse fissata l’udienza. Questa attesa – stante i tempi giudiziari – implica un doppio dispendio di energie per i servizi sociali e uno spreco di opportunità per tutti. Un dispendio doppio perchè se si fa una valutazione della situazione famigliare e personale di un ragazzo nel 2010 e lo si rivede nel 2012 possiamo considerare limitata la relazione scritta nel 2010 e senza alcun senso il progettodi messa alla prova ipotizzato in quel periodo ma mai messo in atto perchè si deve aspettare l’Udienza. Si perdono occasioni preziose, questo è l’aspetto più importante! I progetti concordati con i ragazzi e i famigliari a conclusione della fase di valutazione permettono di lavorare sul qui ed ora, di agire attivamente rispetto alle difficoltà dei ragazzi ad approcciare i compiti connessi con lo fase adolescenziale, di supportare la famiglia nel riconoscere le fatiche e le potenziali non solo dei figlia ma anche le loro, di lavorare sulle competenze sociali dei ragazzi, di sviluppare le loro risorse.

Il DPR 448/88 e la Circolare Regionale della Lombardia 37/2007 chiariscono in maniera limpida che il mandato dei servizi sociali è quello di accompgnare i ragazzi e le famiglie durante TUTTO IL PROCEDIMENTO PENALE. Ecco il perchè della precisazione precedente rispetto a processo e procedimento penale: il procedimento penale inizia con la denuncia, non con l’Udienza. Molte volte colleghe assistenti sociali, psicologi, assessori mi hanno chiesto con quale mandato potevano proporre ai ragazzi un progetto o come potevano giustificare il loro lavoro ai politici. IL MANDATO PROFESSIONALE E ISTITUZIONE è chiarito dalla normativa.

Un progetto consensuale ben organizzato, con obiettivi chiari, specifici e con tempi definiti insieme ai ragazzi ha un valore di impegno e responsabilità che a mio parere nessuna messa alla prova può avere. Vi sembra un’affermazione troppo forte? Per me no. Provo a spiegarmi. I progetti consensuali:

  • non hanno alcuna validità giuridica, sono un accordo libero tra ragazzi, famiglie e servizi sociali;
  • è una reale scelta perchè se non accettata dai ragazzi non preclude alcuna possibilità futura di applicazione degli istituti giuridici previsti dalla normativa nazionale (immaturità, perdono giudiziale, messa alla prova, etc..);
  • in alcune situazioni può essere intesa come una ‘prova’ della messa alla prova. Deve avere tempi ben definiti e i fallimenti sono ‘rimediabili’ perchè non si è ancora in fase processuale;
  • fornisce elementi utili sulle potenzialità dei ragazzi e delle famiglie per, se necessario, elaborare progetti di messa alla prova fattibili e tarati sulle reali possibilità dei ragazzi;
  • i giudici valutano positivamente un impegno che non porta con sè alcuna certezza giudiziaria.

La messa alla prova ha invece una valenza giuridica perchè è sancita con un’ordinanza del Collegio Giudicante. La durata è decisa in base ad alcuni criteri dal Tribunale. La messa alla prova se si conclude con esito negativo porta con sè, spesso, una condanna.

Elena Giudice

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