Le basi del lavoro sociale? La mia versione

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Piazza del Duomo in festa. Foto di Elena Giudice

“A me non interessa chiedervi
se siete o non siete credenti,
vi chiedo però se siete credibili.
È questo che un giorno Dio
chiederà a ciascuno di noi.”

Don Andrea Gallo

Prendo spunto da un fatto di oggi, ovvero i funerali di Don Gallo, il ‘prete di strada’. Leggere di quest’uomo, aver seguito anche se da lontano le sue battaglie quotidiane mi fa sentire un profondo rispetto per la capacità degli uomini di rispettare se stessi e gli altri. Le parole di Don Gallo che un amico ha postato su Facebook mi hanno fatto pensare: chi rispetta l’Altro gli chiede di credere in ciò in cui crede lui? No. Questo uomo semplice ci insegna con le sue azioni qualcosa di fondamentale per il lavoro sociale, per tutti i professionisti che lavorano con le persone, che incontrano l’Altro. Ci ha insegnato molto altro: stare tra la gente, vivere la gente, conoscere il mondo della gente nelle strade non dietro ad un altare o ad una scrivania, dare voce ai deboli a chi una voce ce l’ha ma nessuno la ascolta. Oggi però vorrei parlare dell’assunto che ci permette di creare relazioni che mettano l’Altro, per quello che realmente è, al centro.

Ecco qui IL concetto cardine, secondo me, per assistenti sociali, educatori, psicologi, insegnanti, psichiatri: ESSERE CREDIBILI. In questi anni molti studenti e persone mi hanno chiesto quale fosse secondo me l’aspetto più importante a cui prestare attenzione nell’intraprendere la professione di assistente sociale. All’inizio non sapevo bene come chiamare quella cosa che sentivo dirompente dentro di me. Quel modo di essere, di vivere, di comportarsi che brucia dentro e che richiede constante centratura rispetto a se stessi, continua autocritica e umiltà nel riconoscere gli errori e desiderio di migliorare sempre. La chiamavo responsabilità. Non ero però convinta che fosse la definizione appropriata anche se la responsabilità in questo lavoro è fondamentale. Poi ho iniziato a parlare di autenticità. Anche questa parola per quanto meravigliosa, piena di potenza comunicativa non mi sembrava sufficiente: posso essere autentica ma non credibile? Penso di si. L’autenticità è l’assunto di base, non si può essere credibili senza esssere autentici. Altrettanto, si può essere autentici senza interessarsi all’altro. Ed ecco che ci arrivo grazie all’aiuto di tante famiglie, di tanti colleghi che mi hanno fatto riflettere e con i quali mi sono scontrata. Ci sono arrivata soprattutto grazie ai bambini che ho incontrato. Sì. perchè i bambini non hanno filtri quando ti parlano e TI VEDONO.  Con un bambino non ti puoi nascondere.  ESSERE CREDIBILI implica autenticità rispetto a sè, autentico interesse per le persone, coerenza tra parole ed azioni, responsabilità degli impegni assunti. Questo concetto mi soddisfa.

Una bimba più di tutti me lo ha fatto capire. Lavoravo alla Spazio Neutro di Milano all’epoca, circa 10 anni fa. Emma (nome di fantasia) veniva ad incontrare la sua mamma e il suo papà una volta ogni 15 giorni. Emma, 7 anni, aveva vissuto fino a quel momento una vita difficile. I suoi genitori spesso non si presentavano ed io trascorrevo l’ora dell’incontro a giocare e parlare con lei cercando di supportarla a tirare fuori le sue emozioni, dicendole che lì era libera di dire quello che sentiva, di non avere paura della rabbia e della tristezza. Gli animali che usava per giocare erano molto arrabbiati! Che con me ne poteva parlare o trovare un modo per sfogarsi, anche piangendo se lo voleva. Emma a volte mi faceva impazzire, richiedeva costanti attenzioni e voleva che tutta la mia attenzione fosse dedicata a lei anche quando arrivava in anticipo e io ero impegnata con altri bambini. Un giorno Emma arriva e mi aspetta nella stanza dell’incontro. Appena entro mi guarda. Non mi salta addosso come sempre. Si siede e mi dice. ‘Elena oggi sei tanto triste’.

Potevo dirle che non era così, che non ero triste. Potevo iniziare l’incontro parlando di lei. Ecco una dei nostri inizi:  ‘ciao Emma, come stai oggi?’ ‘la scuola non mi piace’ ‘hai voglia di fare qualcosa mentre aspettiamo mamma e papà?’ ‘pensi che verranno oggi?’ ‘Settimana scorsa ho li ho chiamati e gli ho spiegato che ……, mi hanno detto che oggi verranno. Vediamo, ti va se aspettiamo 15 minuti e poi decidiamo cosa fare se non arrivano?’ etc…. Potevo non ascoltarla, insomma potevo far finta di niente. Ho preso un’altra decisione. Ho deciso di essere pienamente dentro quella relazione, di portare Elena nella relazione con Emma. Una professionista e altrettanto una persona.

‘Come hai fatto ad accorgerti che sono triste?’

‘Di solito hai gli occhi che ridono, oggi invece no. Sono tristi’

‘Si, Emma oggi sono triste e ti ringrazio di avermelo chiesto. Tante volte abbiamo parlato di quando tu sei triste. Vedi, succede anche a me, succede anche ai grandi. Come quando la tua mamma e il tuo papà non vengono e tu sei triste anche se a volte pensi che sia colpa tua. E io ti dico che hai il diritto di essere triste perchè i grandi devono rispettare gli impegni. Forse sarà un pò triste oggi durante il nostro incontro, ma sono qui. Hai voglia di fare un gioco così magari insieme a te divento un pò meno triste?’.

ESSERE CREDIBILI credo che racchiuda il senso della professionalità riflessiva che riesce ad essere vicina all’altro senza invaderlo, che mette in pratica azioni coerenti con quanto chiediamo alle persone, che dà esempi quotidiani, che fa capire alle persone che possono fidarsi di noi perchè facciamo quello che diciamo. Chiediamo alle persone di aprirsi a noi, di raccontarci le loro vite, di fidarsi di noi, di aprirci le loro case. E poi, magari, in cambio ci trinceriamo dietro la nostra scrivania, ditero a ‘siamo qui a parlare di lei, non di me’, alle etichette dei genitori non collaborativi o rivendicativi. Quante volte non abbiamo rispettato un impegno preso con un utente? A me è capitato. Non per cattiva volontà. Mi è capitato però. Perchè le mie motivazioni a disattandere un impegno dovrebbero essere migliori di quelle di un genitore? Essere credibili implica allora la reciprocità. Sono con te in questa relazione. Non chiedo a te di esserci dentro mentre io la guardo da lontano. Sono accanto a voi mentre prendiamo decisioni, quando le mettiamo in pratica. Non prendo il vostro posto, non invado la vostra vita, vi accompagno a trovare nuove strategie, ad essere le persone che desiderate. Parlo con voi, non di voi. Condivido le informazioni, lascio spazio al disaccordo. Siamo lì insieme e costruiamo una relazione nuova, importante, che per far fiorire la fiducia ha bisogno di essere alimentata da entrambe le parti. ESSERE CREDIBILI tocca a noi, perchè noi come professionisti abbiamo la responsabilità dell’esempio nei confronti delle persone con le quali lavoriamo. Perchè ognuno di noi ha la responsabilità di ciò che fa – non posso decidere per l’altro – in quanto cittadini. Chi è professionista del sociale oltre ad essere cittadino, figlio, genitore, studente, fratello, marito ha la responsabilità di dare l’esempio, di ESSERE CREDIBILE.

Ho preso il dizionario – mi piace verificare l’etimologia e i significati della parole – e ho crecato questa parola per me così importante. Ecco cosa ci dice il Devoto Oli: accettabile come vero, verosimile, attendibile. Degno di fiducia, affidabile.

Ecco, per le persone con cui lavoro, per Emma, Benedetta, Fabio, Natalia, per tutti i bambini che ho conosciuto e che conoscerò, per tutti i genitori che mi hanno incontrato, per tutti i colleghi spero di essere affidabile, CREDIBILE. Su queste premesse si possono costruire relazione di fiducia, quelle relazioni che fanno crescere anche noi.

  Scritto da Elena Giudice

 

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