Cosa succede agli adulti? Cosa desiderano i bambini?

Come tutte le mattine che non iniziano stile trottola impazzita, mi preparo una colazione ‘riflessiva’, apro il computer e leggo i giornali online. Leggo, e mi sento su un pianeta estraneo, triste. Ecco le notizie che mi accolgono alle 8 del mattino: ‘Picchiano e insultano bimbi di quattro anni: arrestate due maestre’ e pochi giorni prima ‘Barletta, arrestata maestra per “maltrattamenti aggravati” su studenti’. Bevo il caffè e metto insieme i pensieri che all’inizio sono semplicemente ‘ma cosa cavolo sta succedendo agli adulti?’.

Da tanti anni lavoro con bambini e adolescenti che fanno fatica a crescere. Da tanti anni vado nelle scuole sia per parlare di un bambino specifico sia per incontri con insegnanti e genitori. Da qualche anno insegno ai giovani assistenti sociali. Ogni volta che mi trovo a dover parlare di bambini e adolescenti ho sempre la necessità di deviare da quanto mi richiedono. Perchè? Perchè io parlo di adulti, mi rivolgo agli adulti, metto in discussione gli adulti e, quindi, me stessa. Si parla troppo di cosa fanno o non fanno i bambini e si parla troppo poco di cosa fanno o non fanno gli adulti che hanno il dovere di educare. Quando dico questo non mi rivolgo ai genitori, ai nonni. Intendo tutti gli adulti, tutti i cittadini che a vario titolo incrociano un bambino. Ogni volta che incontriamo un bambino o un ragazzo abbiamo un dovere come adulti. Altrettanto loro hanno doveri, ma il nostro è più oneroso, più doveroso. Abbiamo il dovere di dare l’esempio, di essere coerenti, di essere ADULTI. Tutti abbiamo questo dovere, ma chi ha un ruolo pubblico lo ha ancora di più. Insegnanti, assistenti sociali, psicologi, educatori, politici devono ‘predicare bene e razzolare meglio’. Non vuol dire essere perfetti, significa mettere in atto quello che si dice ed essere umili ammettendo le proprie mancanze, con il desiderio di rimediare.

La prima volta che ho pensato in maniera seria alla questione dell’importanza della coerenza tra il ruolo istituzionale dell’adulto e l’esempio concreto è stato circa 11 anni fa. Parlavo con un ragazzo del fatto che fumare spinelli fosse contro la legge e che farlo a scuola fosse un’aggravante perchè ‘che esempio dai ai più piccoli?’. La risposta di Andrea mi lascia senza parole ‘ma scusa, se esco nel giardino della scuola, senza nascondermi mi faccio una canna insieme agli amici, passa il bidello ci vede e non dice niente vuol dire che tutto sommato si può’. Andrea come si direbbe in alcune zone della Lombardia ‘ciurlava un pò nel manico’ ma mi ha fatto pensare. Chi pone il limite? Chi ha l’onere di insegnare le regole e di farle rispettare? Chi deve contenere i movimenti trasgressivi ed altrettanto fisiologici dell’evoluzione da bambini in adolescenti? L’unica risposta che ho trovato è GLI ADULTI. Gli adulti, perchè tutti concorriamo nell’essere esempio. I bambini e gli adolescenti fanno il loro mestiere: mettono in crisi l’adulto, trasgrediscono per vedere fino a che punto possono arrivare, mettono alla prova coloro che amano per capire quanto si possono fidare, quanto l’adulto sa contenerli, farli sentire al sicuro permettendogli allo stesso tempo di esplorare il mondo. E gli adulti in tutto questo dove sono?

Questa è la domenda che mi faccio spesso quando vado nelle scuole, quando parlo con i genitori, quando facilito i gruppi di famiglie, quando incontro nonni che fanno i genitori, quando sento coppie che non riescono a far altro che urlarsi addosso. Vedo gli adulti sempre più in affanno, sempre più polarizzati da una parte nella rassegnazione a dire sempre si o a diventare indifferenti nei confronti dei comportamenti dei bambini e dall’altra ad essere rigidamente autoritari. In entrambi i casi questo adulti non diventano autorevoli, perdono qualsiasi credibilità. Quando parlo ai ‘grandi’ chiedo loro se hanno idea di che cosa si aspettano i bambini e gli adolescenti da un adulto. Molti mi rispondono che i ragazzi vogliono adulti che dicano loro sempre di sì. Mamme che dicono ‘io dico no e sono sempre la cattiva e mio marito quello bravo perchè gliele fa passare tutte’.

Ecco perchè parlo di adulti quando mi chiedono di parlare di bambini e adolescenti. Io non sono mamma e non sono papà, come è ovvio. Ma sono figlia, sono stata figlia e una vicinanza costante ai bambini e agli adolescenti ha tenuto viva la mia esperienza di figlia, ha ravvivato in maniera riflessiva ciò che mi è stato utile a crescere forte e autentica e ciò che, al contrario, mi ha reso un’adolescente sofferente, affaticata, arrabbiata. Quello che ho capito studiando tanto, lavorando a stretto contatto con tanti tipi di famiglie, con bambini allegri e con quelli onnipotenti, con adolescenti arrabbiati e con quelli interessati al mondo è che è necessario ascoltare, non parlare.

Ma sappiamo ascoltare? Come ascoltiamo e chi ascoltiamo? Spesso ascoltiamo quello che vorremmo sentire non quello che loro ci dicono, ci spazientiamo in fretta e diciamo ‘è inutile, parliamo due lingue diverse’. E quando parliamo cosa facciamo? Spesso la paternale. Sappiamo fare domande? Domande realmente interessate al loro mondo. Nei corsi di formazione faccio spesso l’esempio della musica rap. ‘Ci dici di ascoltare i Club Dogo?’ mi chiedono alcuni colleghi. Un adulto spesso pensa che quel tipo di musica sia diseducativa, e forse lo è. Ma cosa potremmo imparare dei ragazzi se capissimo come mai li ascoltano? Se cercassimo di capire quali valori queste canzoni rappresentano e, soprattutto, se dessimo loro importanza faremmo qualche danno?

I ragazzi non vogliono adulti che parlano senza fine, vogliono adulti interessati, non intrusivi; desiderano adulti credibili a cui rivolgersi perché sanno che si impegnano a fare quello che dicono, perché daranno la ‘giusta’ rilevanza agli eventi, perché sapranno essere chiari e trasparenti. I bambini e i ragazzi apprezzano sopra ogni cosa l’autenticità e la trasparenza dell’adulto, la capacità di nominare emozioni e fatti. La tristezza è tristezza, un furto è un furto. Adulti che mistificano o coprono i fatti, che si sottraggono al loro compito educativo non fanno un buon servizio nè a loro stessi nè ai piccoli uomini che un giorno cresceranno e diventeranno adolescenti e poi uomini che dovranno educare a loro volta altri bambini. Che esempio saranno da adulti se non avranno avuto esempi responsabili al loro fianco?

Originariamente pubblicato su Scambi di Prospettive

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