Spiegare l’assistente sociale a…..la nonna.

Quest’anno è stato pieno di emozioni e creatività. Gli studenti sono stati attenti, curiosi e coinvolti. Hanno accolto con interesse un compito di ‘marketing sociale’ come lo chiamo io! Non so se è il termine corretto, ma alla base di questo concetto è l’idea che per comunicare una professione come quella dell’assistente sociale è necessario defnire un target di riferimento, capire quali sono i bisogni di quella popolazione, identificarsi con loro e con le modalità di comunicazione più comprensibili. L’idea mi è arrivata all’improvviso durante una lezione. Il tema di quel modulo era l’analisi degli stereotipi in merito alla professione sia quelli della cittadinanza sia quelle degli studenti stessi. I ragazzi hanno raccolti impressioni sia da conoscenti e parenti sia da sconosciuti. Volevo fare un passo oltre. Abbiamo visto alcuni spezzoni di film, ci siamo confrontati con pregiudizi sia sugli assistenti sociali sia nei confronti degli utenti. Mi mancava qualcosa. Come permettere agli studenti di essere essi stessi portatori di un modo nuovo di comunicare la professione? Come potevano diventare protagonisti? Ecco, il ‘marketing sociale’.

Il gruppo di Margherita, Michela, Erika, Giulia, Ilaria e Giulia hanno dovuto creare un ‘prodotto’ per comunicare con le nonne. ‘Come spiegheresti a tua nonna cosa fa un’assistente sociale?’. Hanno avuto un’idea interessante, hanno costruito un processo logico di creazione di strumenti di comunicazione.

Veneto_esternoEcco come spiegano l’idea che è nata dal confronto: “abbiamo cercato di comprendere la percezione dell’immagine dell’assistente sociale dal punto di vista di una nonna, riflettendo sul fatto che, trascorrendo molto tempo in casa e davanti alla televisione come passatempo, spesso e volentieri purtroppo, assimila tutto ciò che viene detto nei dibattiti dei programmi trasmessi. Abbiamo poi pensato a come questo influisse sul suo rapporto con i servizi sociali e a quali sono le problematiche e i bisogni più comuni per gli anziani. Abbiamo immaginato dunque una chiacchierata tra nonna e nipote costruendo un dialogo di frasi semplici che mettessero in evidenza chiaramente la figura dell’assistente sociale ed il suo reale ruolo nella società, riportando inoltre l’esempio della Signora Pina in quanto pensiamo che, per abbattere il mal pensiero comune,  non bastano le parole, ma è necessario fornire concretezza. Infine, la scelta del dialetto ci è sembrata efficace per riuscire ad avvicinarsi al meglio alla realtà delle Veneto_internopersone anziane, alcune delle quali sono ancora molto ancorate alle vecchie tradizioni, riuscendo così ad immedesimarci totalmente in loro.’

Idea interessante. Prodotto bene confezionato. Il dialetto: geniale. E perchè limitarsi al veneto? Hanno accolto l’idea di scriverlo in altri dialetti: pugliese, calabrese, varesotto.

Mi hanno consentito di mettere online la loro idea, di condividere con tutti i professionisti curiosi il loro prodotto.

Complimenti a queste sei studentesse del primo anno di servizi sociale che hanno già iniziato a comunicare la professione con creatività.

I volantini nei dialetti disponibili sono scarivabili al link: strumenti

Scritto da Elena Giudice, Margherita Bove, Michela Busnelli, Erika Marino, Giulia Roccatagliata, Giulia Scarpa, Ilaria Trivini Bellini

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