La cartella sociale a servizio dei professionisti

In tanti anni di lavoro nei servizi sociali per le famiglie mi sono convinta della necessità di dotarsi di strumenti di lavoro pensati, ideati per le finalità proprie di un ambito specifico. La cartella sociale è per me uno strumento informativo e gestionale fondamentale per lavoro dell’assistente sociale perchè consente di tenere in memoria i dati necessari alla formulazione dell’analisi della situazione della persona e di averne un facile accesso nel momento in cui sono richiesti per la compilazione di database necessari a fini statistici e di rendicontazione o per la scrittura di una relazione o di un modulo di attivazione di un intervento.

Scopi della cartella sociale ‘a servizio del servizio’:

  • facilità di accesso ai dati e alle informazioni da parte di tutti gli interessati
  • omogeneità della rilevazione di informazioni
  • risparmio di tempo
  • aumento di trasparenza
  • tenere memoria dell’evoluzione del processo di aiuto
  • tutelare l’utente perchè la sua domanda viene registrata e vengono definiti tempi e impegni assunti
  • consente di monitorare l’uso delle risorse
  • facilita la condivisione delle informazioni nell’equipe e nel caso di passaggio del caso ad un altro operatore
  • è utile per la valutazione dei servizi e degli interventi perchè mette a disposizione dei dati

I dati diventano accessibili senza ‘scartabellare’ nelle centinaia di pagine presenti nei fascicoli della famiglie. Ed ecco un elemento basilare: la cartella sociale evita di perdere tempo. Il tempo è una variabile di cui spesso si lamentano le colleghe assistenti sociali che poi vedo periodicamente ricercare dati in fogli sparsi e appunti su piccoli fogli. La cartella sociale richiede un tempo di compilazione pensato, che si potrebbe condividere con le famiglie, farle diventare soggetto di raccolta dati, invece che oggetto. E così si attiva il principio della partecipazione fin dai primi colloqui e allo stesso tempo si risparmia il tanto ricerca tempo.

Ho pensato di allegare a questo breve articolo un esempio di cartella sociale (cartellasociale_UOPM)  pensato per il lavoro con i ragazzi sottoposti a provvedimenti penali e con le loro famiglie che mi sembra possa favorire una riflessione sulle variabili da inserire in contesti differenti così come facilitare la discussione sull’inserimento al suo interno di altri strumenti  (mappa di Todd, piantina dei loghi di socializzazione, etc…).

Schermata 2014-03-05 a 16.20.05La cartella sociale è quindi organizzata in base al contesto istituzionale e alle sue specificità operative.

Deve essere considerata come uno strumento del servizio e a servizo dei professionisti, non un vincolo burocratico. Lo strumento deve essere leggibile da parte di qualsiasi soggetto legittimato a farlo (ad esempio un collega a cui viene passata la presa in carico del caso).

Può inoltre rappresentare un valido strumento di controllo e monitoraggio dell’evolversi dei bisogni sociali ed individuali, dei risultati ottenuti e del cambiamento dei fenomeni. La cartella sociale inoltre può essere uno strumento interattivo e partecipativo piuttosto che fastidiosamente burocratico. L’estratto della cartella sociale riportato sopra viene ad esempio consegnato al ragazzo chiedendogli di compilarlo con i genitori e di riportarlo al colloquio successivo. Si è notato che questo momento famigliare di compilazione a volte non avviene o quando avviene può apparire una modalità di comunicazione famigliare differente dalla routine. Anche questi elementi possono fornire dati di lavoro con le persone.

Dati necessari nella cartella sociale (si porta un esempio di cartella sociale in allegato. Non si allegano anche i moduli per la registrazione dei coloqui o delle riunioni nè il fac simile dei progetti di intervento o dei contratti con l’utente):

  • i dati anagrafici dell’utente e della sua famiglia (individualbile con la mappa di todd);
  • i dati giudiziari (se ci si trova in un ambito coatto);
  • i dati relativi al collocamento del minorenne e della situazione abitativa del ucleo famigliare;
  • i dati relativi ai permessi di soggiorno e alle tempistiche delle scadenze dei documenti;
  • eventuali conoscenze pregresse di altri servizi;
  • situazioni pregresse di sofferenza sociale/sanitaria/etc…;
  • la valutazione della situazione problematica e di eventuali urgenze;
  • le storie di vita delle persone coinvolte;
  • le risorse a dispozione o da reperire;
  • il progetto di intervento con gli obiettivi concordati con le persone e l’analisi del loro raggiungimento;
  • il contratto con l’utente;
  • il diario cronologico del processo di aiuto;
  • la registrazione dei colloqui e delle telefonate;
  • la stampa – se cartella è cartacea – delle e-mail inviate e ricevute;
  • i verbali delle riunioni di equipe;
  • la copia delle relazioni inviate ad altri enti;
  • la copia dei decreti e delle ordinanze dell’Autorità Giudiziaria;

   By Elena Giudice

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