L’Acchiappasogni: FARE o NON FARE, NON PROVARE

DSC_0034Rieccoci con l’appuntamento mensile – un pò ritardato causa indisciplina – con l’Acchiappasogni, la rubrica sullo sviluppo delle potenzialità personali, sul superamento delle crisi attrraverso la conoscenza di sè e delle proprie risorse interne ed esterne. Insomma, vi ripropongo a modo mio le entusiasmanti e altrettanto semplici, almeno all’apparenza, scoperte apprese durante i miei corsi in giro per il mondo. A me hanno cambiato molto, magari anche per voi saranno di stimolo.

Siamo ad inizio settembre, alla fine del periodo vacanziero – io personalmente almeno come clima sono felice arrivi l’autunno! – ed è tempo per molti di buoni propositi, un pò come all’arrivo del nuovo anno che insieme a botti di capodanno porta con sè miriadi di TO DO LIST: la dieta, lo sport, meno lavoro, più lavoro, più attenzione agli affetti, insomma ad ognuno i suoi ‘vorrei che poi diventano proverò a fare’. Diceva Mina: parole, parole, parole, soltanto parole nella maggior parte dei casi – la sottoscritta non è immune da programmi farciti tanto da non riuscire ad ‘addentarli’. E qui ci viene in soccorso un saggio, sì il più saggio per chi della mia epoca è cresciuto con Star Wars, Yoda. Ascoltatelo:

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‘FARE o NON FARE, NON C’È PROVARE’ ci dice Yoda dal quale mi sono sempre sentita rapita, forse per la nostra altezza comune e le manine grinzose, anche quelle motivo di somiglianza! Va bene, la smetto di divagare in maniera indisciplinata come mio solito, e arrivo al punto. Anzi il punto l’ha già colpito Yoda. Nel primo appuntamento della rubrica vi ho invitato a cambiare il lessico quotidiano: dai DEVO AI VOGLIO. Lo so, lo so che qualcuno a questo punto dirà, non è possibile. Legga prima l’articolo e poi faccia tutte le considerazioni, le critiche, i commenti che desidera. Le parole influenzano il pensiero, influenzano la nostra visione sia di noi stessi sia degli altri.

Ora, così come per i devo, contate quante volte usate il verbo PROVARE nelle sue varie declinazioni di presente e futuro. Il dizionario ne dà diverse definizioni, nell’uso comune in genere intendiamo  TENTARE. Io stessa chiedendovi questo compito stavo pensando ‘provate a contare’. Vedete quanto invadenti sono le abitudini? Mi hanno insegnato, io non ci avevo nemmeno pensato, che TENTARE, PROVARE sono parole che mettono mentalmente nella posizione di chi non è sicuro di fare qualcosa o di farcela a fare qualcosa che si propone, come se non ci si credesse, come se già in partenza si desse per sconfitto. Quando camminiamo non proviamo a camminare lo facciamo e così per tutto il resto. Quando mettiamo in atto un’azione non proviamo a farla, la stiamo già facendo. Bandura ci insegna che la percezione di autoefficacia, ovvero il sentirci in grado di raggiungere un risultato, di mettere in atto un’azione, di avere influenza sull’andamento di ciò che ci accadrà è un fattore determinante anche se non sufficiente per l’autorealizzazione. La sfera di influenza di Covey della quale vi ho già parlato ha a che fare con la nostra personale percezione di autoefficiacia. Vi racconto un mio fatto privato, ma credo che in queste cose bisogna metterci la faccia in prima persona.

Io sono appassionata di motori, due ruote per la verità, e dopo tanti anni di tentennamenti in cui mi proponevo di imparare ad andare in modo finalmente all’età di 39 anni l’ho fatto, anzi lo sto ancora facendo. Un giorno, mentre facevo formazione al Corso di Family e Social Caching mi sono detta che parlavo di realizzare i propri sogni ed ero io la prima a limitarli. Mi sono ricordata le parole ripetute da Gallwey durante i corsi sull’Inner Game, sull’apprendimento naturale ma questo sarà tema di un prossimo post; mi sono ricordata quando a 25 anni ho ottenuto la patente della moto senza esserci mai salita prima, incosciente direbbe qualcuno mentre ORA io dico libera dalle intereferenze negative interne che mi hanno invece condizionata nell’usare quella tesserina da molti tanto ambita che sanciva la mia possibilità di guidare la mia passione. Ho spesso usato i proverò, ero incerta, mi chiedevo ‘Sarò capace?’ ‘E se non ce la faccio?’ ‘ E se cado?’. Insomma continuavo a dire proverò, continuavo a pensare di non esserne capace, di far brutta figura con me stessa. Non sono un persona spericolata e quindi due mesi fa mi sono iscritta ad un corso di Donneinsella. Gli istruttori non mi dicevano prova, mi dicevano FAI e mi incitavano a fidarmi delle mie sensazioni e percezioni. Ho appreso ciò che faceva per me utizzando quanto imparato durante i corsi sull’Inner Game e di Coaching

  • Fai un passo per volta (prima il circuito per la patente anche se già l’avevo e poi fuori in strada)
  • Fai quello che ti senti tranquilla di sperimentare in quel momento preciso (fare il circuito per la patente con le varie moto a disposizione su cui toccavo senza problemi)
  • Assumiti un piccolo rischio rispetto alla tua sfera di capacità attuali (guidare una moto sulla quale toccavo con un solo piede). Sì, l’avete ormai capito che sono bassetta!

Ho imparato che per migliorare bisogna FARE, ALLENARSI CON DISCIPLINA, COSTANZA. FARE E RIFARE. NON PROVARE. Sembra facile ma, almeno per me non è più scontato. In quei due giorni di corso ho fatto e rifatto il circuito per la patente per imparare i fondamenti almeno 70 volte e forse più con tutti i tipi di moto a disposizione, sotto un sole cocente (erano i giorni dei 40 gradi all’ombra), sono uscita in strada con davanti un istruttore, sono quasi caduta (provvidenziale Cristiano che mi ha presa al volo). Non mi sono data per vinta, non ho mai provato nulla. Ho fatto tante piccole azioni che sommate tra loro mi hanno portata oggi ad andarmene per strada serena con un 125. Sì perchè FARE permette anche di capire quali passi successivi METTERE IN ATTO. Io ho capito che mi serve prendere la mano con una moto su cui tocco tranquillamente e poco potente prima di passare ad una cilindrata superiore. Ho capito che mi piace la moto come divertimento non come mezzo di trasporto e così mi sto avvicinando al motocross, sì mi piace impantanarmi!

FARE CI INSEGNA CIØ CHE FA PER NOI, LE NOSTRE RISORSE, LE NOSTRE POTENZIALITA NASCOSTE. ALLENARSI CONTINUAMENTE FINO ALLO SFINIMENTO CI FA MIGLIORARE. LA PASSIONE DI MUOVE. Non permettiamo a nessuno di dirci che siamo troppo vecchi, troppo giovani, troppo incoscienti. Facciamo e decidiamo noi cosa è buono per noi in quel momento della nostra vita.

LA PASSIONE NON HA ETA E NEMMENO LA POSSIBILITA DI SENTIRSI CAPACI DI FARE CIO CHE CI FA STAR BENE.

Nella prossima puntata vi parlerò del mio tallone d’achille. LA DISCIPLINA e lo farò attraverso l’esempio di un mito del mio sport preferito, indovinate quale? A preso e buona fine estate.

Foto di Elena Giudice del corso Donneinsella

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