VIDEOBLOG: BIGENITORIALITÀ E RESPONSABILITÀ GENITORIALE

Il #VBLOG del lunedì di #AssistenteSocialePrivato oggi è disponibile con video e testo scritto (sotto al video). Su Facebook, Google+ disponibile anche l’audio. A breve sarà audio anche sul VBLOG per ascoltarlo dove vuoi!

Negli ultimi tempi mi è capitato sempre più spesso di leggere articoli di giornali o di blog sul tema della bi-genitorialità, della sindrome di alienazione genitoriale, dell’affidamento dei figli minorenni che, secondo me, disinformano perchè portano una visione parziale della situazione quando non una voluta e distorta visione della realtà. Temi complessi come questi andrebbero affrontati con attenzione, con cognizione di causa e, soprattutto, con professionalità portando dati di fatto, statistiche, norme giuridiche non opinione come se fossero l’unica verità.

Siccome studio questi temi, soprattutto quello del lavoro con l’alta conflittualità genitoriale, da diversi anni e lavoro con queste famiglie sia nel pubblico sia privatamente la mia irritazione di fronte all’incapacità di informare adeguatamente è sempre più elevata.

Ho deciso allora di riprogrammare il calendario del videoblog e dedicare 3 puntate a questo tema. Nel primo tratterò la bi-genitorialità e la responsabilità genitoriale partendo dal senso delle normative italiane ed europee. Nel secondo vi parlerò della sindrome di alienazione genitoriale e, soprattutto, della interessante analisi di Susan Boyan. Nel terzo vi spiegherò perchè la mediazione famigliare non è l’unico modo per lavorare con la conflittualità genitoriale, come la coordinazione genitoriale.

Innanzitutto credo sia importante riflettere sul fatto che le norme giuridiche sono figlie del loro tempo e che, come già vi accennavo nella puntata ‘Conoscere sé stessi per conoscere l’altro’, sono intrise così come i modelli di lavoro sociale di preconcetti culturali, di visioni del mondo esistenti in quel momento storico. Ad esempio se prendiamo il concetto attuale di responsabilità genitoriale, introdotto in Italia nel 2013 con il D.Lgs 154 attuativo della L. 219/2012 sull’equiparazione dei figli, vediamo che esso deriva dal concetto europeo di parental responsability e, altrettanto, da una visione di genitori che si dovrebbero impegnare nell’assumersi i doveri e diritti nei confronti dei proprio figli. In precedenza con la riforma del diritto di famiglia nel 1975 era stato introdotto il concetto di ‘potestà genitoriale’ che sostituiva il concetto del diritto romano di ‘patria potestà’. La potestà implica l’esercizio di un potere su un soggetto, ovvero l’esercizio del potere prima del padre sui figli e poi con la riforma del ’75 dei genitori sui figli. Cambia quindi nel tempo il concetto di intendere la genitorialità e il rapporto tra figli e genitori così come tra i genitori stessi.

Genitori che anche grazie alla L.54/2006 sono sempre più equiparati nei loro diritti e doveri. Infatti la L. 54/2006 introduce l’affido condiviso e va a modificare l’art. 155 del codice civile come segue ‘anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minorenne ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale’. Ricordiamo che prima del 2006 più del 90% degli affidamenti era esclusivo – si usava poco l’affido congiunto differente da quello condiviso – e ancora nel 2008 – a due anni dall’entrata in vigore della L.54/2006 – l’81% degli affidi era esclusivo e di questi il 67% alla madre. Possiamo ipotizzare un portato culturale che fa propendere per l’idea che la madre sia il genitore più appropriato a cui affidare i figli. Ecco, la L. 54 è andata – almeno nel portato giuridico – a eliminare questa discriminazione tra padri e madri. Nel 2011 il 90% degli affidi erano condivisi. Insomma, ci vuole tempo perchè la cultura cambi anche quando le norme si sono già modificate!

L’accusa che il concetto di bi-genitorialità agevoli i padri violenti è insensata. La violenza in famiglia è un reato e come tale va trattata. Altrettanto impedire al figlio la frequentazione dell’altro genitore, qualunque esso sia è reato. Come tali questi comportamenti vanno trattati e analizzati nello specifico. Dare responsabilità ad una normativa che finalmente ha messo l’Italia al passo con i dettati Europei della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che sancisce all’art 14 il ‘divieto di ogni discriminazione’ e all’art. 8 ‘la salvaguardia della vita privata e famigliare’. In questo diritto rientra quello dei bambini di avere accesso ad entrambi i genitori – salvo le situazioni in cui un Tribunale dovesse rilevare la non idoneità di uno od entrambi i genitori a svolgere il loro ruolo genitoriale.  In questo diritti rientra quello di madri e padri di porter crescere con i loro figli, di avere accesso ai loro figli.

Nei servizi vediamo spesso lesi questi diritti sia dei bambini sia di uno dei due genitori. Che sia una madre o un padre a lederli non dovrebbe fare alcuna differenza perchè altrimenti anche noi professionisti rischieremmo di ledere il diritto del bambino.

Per chi non lo sapesse lo Stato Italiano – nello specifico alcuni Tribunali e Servizi Sociali – è stato condannato ormai diverse volte dalla Corte Europea dei Diritto dell’Uomo per avere adottatto misure inappropriate a riequilibrare questi diritti. L’Unione Europea ci ha invitato quindi a trovare misure differenti, non stereotipate. Quanti di voi lo sapevano?

Ci vediamo la prossima settimana con il tema della sindrome di alienazione genitoriale. Che poi ci interessa davvero che sia o meno una sindrome…ma non anticipo nulla. Vi aspetto numerosi settimana prossima.

Annunci