Il CNOAS e le regole della formazione continua

Questo video risponde con dati di fatto alle sollecitazioni di chiarire meglio il contesto relativo alla pubblicazione ‘di pancia’ di un post sulla mia pagina personale di Facebook che riporto di seguito.

Testo del post pubblicato sul mio profilo Facebook:

Mi pongo una domanda: come mail il CNOAS ovvero il consiglio che dovrebbe rappresentare gli assistenti sociali italiani, tutti, e non solo perché gli stipendi e i rimborsi che ogni consigliere prende arriva dalle nostre quote non risponde alle mail degli iscritti? E non dico alle mail standard, nemmeno alle pec. Io il diritto amministrativo lo conosco poco ma non esistono regole che per primo dovrebbe seguire in maniera ligia chi ci rappresenta? O una volta che si è in alto si pensa di poter fare ciò che si vuole perché tanto non bisogna rendere conto? Insomma la logica oppressiva italiana delle Istituzioni pubbliche.
Io parlo per esperienza diretta. E poi sento molte colleghe e colleghi che stimo nella stessa situazione. Io non mi sento rappresentata da un presidente e consiglio che ‘va a cena con i potenti’ e non fa attenzione a chi rappresenta. Tutti abbiamo tanto da fare e comunque quelli seri di noi le regole le rispettano. Sono inviperita. Mi volevo fidare di questo consiglio e invece ne sto avendo una pessima esperienza: risposte evasive, nessuna risposta alle
Pec, tempi dichiarati non rispettati. Ah, poi ricordo che non ho mai creduto negli ordini professionali. E sempre meno. Forse avevo troppe aspettative. Visto he in passato ho avuto risposte solo tramite avvocato chissà che debba tornare alle vecchie abitudini

Il video ha lo scopo di sollecitare, di far nascere quesiti, di porre istanze legittime. Nel video spiego le motivazione per cui in qualità di Agenzia Formativa Autorizzata il CNOAS non ha e non sta rispettando i miei diritti nè sta comunicando in maniera chiara e trasparente. La professione dell’assistente sociale dovrebbe avere come fondamento principale quello di dar voce ai diritti, di supportare le persone a farsi riconoscere i propri diritti e ancora prima a conoscerli. Come si fa a supportare gli altri se noi per primi non siamo in grado di chiederlo per noi stessi? Se una regola non funziona è legittimo modificarla, altrimenti è necessario finchè permane rispettarla. Ed è legittimo richiedere il rispetto di quella regola.

Spero che questo video possa attivare una riflessione costruttiva e non sterili lamentele contro l’ordine o attacchi inutili.

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One thought on “Il CNOAS e le regole della formazione continua

  1. Brava Elena! Siccome conosco la storia dall’inizio, visto che in parte mi riguarda, credo che finalmente da questo video si capisca che la tua non è una condanna ma una richiesta di risposte, peraltro legittime. Nella mia vita mi sono molto occupata di Certificazione ISO, e di progetto di miglioramento. Nella ISO una delle cose fondamentali è questa: bisogna conoscere i processi e darsi degli standard, ma gli standard non li decide qualcuno da fuori, li decide chi gestisce il processo, e quindi, come giustamente dici tu, se l’Ordine stabilisce che la sua attività di valutazione richiede 4 mesi per essere svolta nessuno potrà discuterlo (e anzi, bene che ci sia tutta questa richiesta di accreditamento di corsi di formazione, anche se forse bisognerebbe entrare a volte nella qualità dei corsi stessi, ma è un altro paio di maniche), a condizione che dichiari che la richiesta di accreditamento va fatta 4 mesi prima. Questo non rappresenterebbe un problema, mentre il problema c’è se ci sono ritardi come questo, che ledono la tua attività professionale ma anche tutte le persone che si erano iscritte al corso o che intendevano farlo, e che lo hanno visto spostato di alcuni mesi (perché per correttezza il corso parte quando si può dire agli iscritti quanti crediti avranno) rispetto a una programmazione personale ed economica che spesso, soprattutto per i giovani professionisti, non è così scontata. Io spero che davvero passi il concetto che, al di là di un comprensibile giramento di scatole, l’idea di fondo è quella di sollecitare nella commissione formazione, in particolare, dell’ordine, una riflessione sullo stato del loro lavoro, non quella di condannare l’Ordine a priori. E, d’altra parte, credo che questo ci venga richiesto, come cittadini prima che come professionisti: di vivere le cose con spirito critico. Peggio sarebbe stato se tu avessi, come molti ti hanno consigliato di fare, chiesto un trattamento di favore o avuto un’atteggiamento omertoso nei confronti di una situazione che è legittimo segnalare, proprio perché non accada di nuovo. Grazie

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