Chi può formare gli assistenti sociali: Analisi del Regolamento Formazione Continua e Linee Guida – I° puntata

cheersPropongo un’analisi critica dettagliata, realizzata con il supporto di alcune colleghe, del nuovo Regolamento Formazione Continua degli Assistenti Sociali e delle conseguenti Linee Guida pubblicate dal Consiglio Nazionale dell’Ordine deli Assistenti Sociali il 22 dicembre 2016 sul sito e approvate il 16 dicembre e del processo comunicativo connesso.

La riflessione è suddivisa in 2 PUNTATE: CHI PUÒ FORMARE GLI ASSISTENTI SOCIALI?; CREDITI O NON CREDITI?

Per ogni puntata trovate video riassuntivo e testo dettagliato.

Il nuovo regolamento e le linee guida saranno in vigore dal 1° gennaio 2017.

LA COMUNICAZIONE E LA PARTECIPAZIONE DAL BASSO?

Innanzitutto ancora ieri, 31 dicembre 2016, sul sito del CNOAS alla voce formazione continua si trova quanto segue “Si pubblica il Regolamento per la formazione continua degli assistenti sociali approvato nella seduta del Consiglio nazionale dell’Ordine del 10 gennaio 2014 e trasmesso al Ministero della Giustizia per gli adempimenti conseguenti” e non il link al nuovo regolamento nè alle linee guida. Dal punto di vista della facilità e della fruibilità di reperimento delle informazioni questo cambiamento sarebbe stato necessario all’interno del sito dal momento della pubblicazione del nuovo regolamento e delle linee guida anche in co-presenza con quello precedente.

Allora mi si è posta immediata una domanda. Dove trovo il nuovo regolamento e le linee guida? A quando pubblico questo video il materiale è reperibili in Press Media e News all’area News 2016.

La pubblicazione avvenuta nel periodo natalizio e a ridosso dell’inizio del nuovo triennio formativo 2017-2019, sulla Gazzetta Ufficiale qualche giorno prima, senza alcuna previsione di un periodo di adattamento costituisce secondo me un’area di criticità rispetto al processo comunicativo e partecipativo nonchè per quello della sua implementazione.

L’introduzione delle linee guida indica “Alla luce dell’esperienza maturata nei trienni precedenti […] si è provveduto a richiedere al Ministero della Giustizia la modifica del vigente Regolamento […]”

Al momento non è stato fornito alcun dato sulla sperimentazione del triennio formativo 2014- 2016 sarebbe stata auspicabile una riflessione partecipata con i diversi portatori di interesse che non sono solo i CROAS, coinvolti nella definizione dei documenti, quanto anche le Agenzie Autorizzate e gli Enti convenzionati con i CROAS e gli iscritti stessi magari attraverso la condivisione dei risultati, anche se parziali, del triennio di sperimentazione.

L’intenzione di creare linee guida che uniformino il comportamento del CNOAS e dei CROAS nelle decisioni di accreditamento è ammirevole viste le enormi differenze attivate da ogni CROAS in questi anni: corsi svolti in momenti diversi in diverse regioni con numero di crediti molto differenti e in alcuni casi diversi crediti deontologici riconosciuti in altri nessuno; CROAS che non riconoscevano crediti deontologici per l’attività di supervisione anche se previsto dal regolamento; altri che pur essendo chiaramente indicato come competenza del CNOAS accreditavano corsi FAD. Ecco questa situazione stava creando iniquità tra le opportunità degli iscritti. Io stessa ho segnalato questa situazione in accordo con i partecipanti ai miei corsi.

Nella lettura di entrambi i documenti però mi sembra esserci UNA MANCANZA. QUALI SONO LE CONSEGUENZE PER I CROAS CHE NON RISPETTANO LE LINEE GUIDA? Nel vecchio regolamento era chiaramente indicato che i CROAS non potevano accreditare corsi FAD. Cosa è accaduto al CROAS che ne ha accreditato uno di un Ente Convenzionato?  Cosa accadrà in futuro se dovessero trasgredire?

Inoltre, LE LINEE GUIDA SONO VINCOLANTI PER TUTTI ALLA STESSO MODO? COSA SUCCEDE AI TRASGRESSORI CHE SIANO ESSI I CROAS, LE AGENZIE, GLI ENTI CONVENZIONATI? Sarebbe interessante una maggior chiarezza in merito visto che nulla è indicato nè nel regolamento nè nelle linee guida.

L’introduzione alla linee guida indica “Le presenti linee di indirizzo sono vincolanti per tutti i soggetti partecpanti al sistema della formazione continua […]”.

REGOLAMENTO E LINEE GUIDA: CHI PUÒ FORMARE GLI ASSISTENTI SOCIALI?

Veniamo ai contenuti del Regolamento e delle linee guida.

Mi salta all’occhio che nel primo punto del regolamento si fa riferimento a i Global Standars del 2003 che – almeno io non sono stata in grado – non sono reperibili online nella forma originale in inglese. Rilevo comunque che i Global Standards riguardanti sia l’ambito accademico sia quello della formazione – diversi tra loro e non sovrapponibili – riguardanti la professione degli assistenti sociali più recenti sono state presentati in Australia nel 2004: LEGGI IL TESTO COMPLETO

All’art. 2 il regolamento identifica il significato di formazione continua come “OGNI attività organizzata volta all’aggiornamento e allo sviluppo delle conoscenze e competenze professionali”.

Premetto che ritengo la formazione e la supervisione un dovere etico per le professioni di aiuto di cui la nostra fa parte. Io stessa come formatrice ogni anno trascorro più ore in aula come partecipante a corsi che come formatrice o docente. Giusto per capirci su quanto ritengo fondamentale la formazione!

In questo senso ho accolto con favore l’introduzione dell’obbligo formativo per la nostra professione pur rilevando anche allora limiti e aree di miglioramento.

L’art. 6 del regolamento tratta dei SOGGETTI CHE RICHIEDONO AUTORIZZAZIONE, ovvero quei soggetti – tra quali sono anche io – che possono richiedere al CNOAS e al Ministero della Giustizia autorizzazione a offrire formazione continua agli assistenti sociali e che possono richiedere i crediti per i loro corsi su tutto il territorio italiano.

Al comma 2 si legge “l’autorizzazione viene rilasciata con delibera motivata del Consiglio nazionale, tenendo conto delle caratteristiche e della qualità dell’offerta formativa“.

IL TEMA DELLA QUALITÀ della proposta formativa credo dovrebbe essere di grande rilevanza ed attenzione. Ciò che non si trova nel testo del regolamento, e nemmeno nelle linee guida è QUALI SIANO I CRITERI PER DEFINIRE LA QUALITÀ. La qualità del tipo di formazione richiederebbe una valutazione di processo che comunque può essere almeno in parte svolta ad esempio tramite:

  • rilevazione di soddisfazione dei partecipanti fatte direttamente dall’Ordine con compilazione online;
  • partecipazione a sorpresa di valutatori dell’Ordine durante lo svolgersi dei corsi – come avviene per l’accreditamento ECM e come indicato in diversi regolamenti delle Associazioni di Professionsiti tra cui l’Ass. Italiana Coach Professioniti;
  • sempre nel regolamento dell’Associazione dei Coach Italiani di cui faccio parte è indicato che le agenzie formative devono fornire con consenso informato i numeri di telefono e le mail dei partecipanti e inviarle all’ufficio orientamento perchè possano essere contattati per una breve intervista sul corso che hanno frequentato. In questo modo si può rilevare la coerenza tra programma ed effettivo svolgimento del corso, la qualità percepita rispetto ai formatori, etc…a campione.

Mi chiedo come mai un Ordine professionale con risorse ben più cospicue di quelle di un’associazione giovane di professionisti e pochi membri non abbia previsto effettive modalità di rilevazione della qualità dei corsi e della coerenza tra quanto scritto nei programmi e quanto svolto in aula anche se a campione.

È comunque interessante l’inserimento della QUALITÀ COME AREA DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE PER L’AUTORIZZAZIONE DELLE AGENZIE FORMATIVE e proprio la mancanza di criteri chiari e di modalità di rilevazione appare incoerente con il dettato stesso.

Inoltre mi sorge un’altra domanda. Cose ne viene fatto dei risultati dei questionari di soddisfazione – potremmo aprire un dibattito sulla loro funzionalità anche se a me l’idea piace molto e andrebbe sviluppata – che compiliamo a seguito dell’inserimento dei corsi nella pagina personale? Tempo fa avevo posto questo quesito ad un consigliere. Sarebbe interessante che l’Ordine desse un report dei dati, che fornisse ad ogni agenzie formativa i risultati relativi ai loro corsi anche se in forma aggregata per ogni Agenzia Formativa o almeno complessivi.

L’art 7 del regolamento è correlato a quello precedente e ritorna il TEMA DELLA QUALITÀ. L’art. indica i requisiti minimi che devono essere in possesso di chi richiede l’autorizzazione e le linee guida foniscono alcune specifiche:

  • significativa esperienza nel settore della formazione professionale degli assistenti sociali: nelle linee guida è spiegato che “per significativa esperienza si intende: almeno due eventi annuali e 50 ore documentate di formazione nell’ultimo triennio nelle aree tematiche di pertinenza” ed è necessario indicare il numero di assistenti sociali coinvolti. Come possono dei criteri puramente quantitativi dimostrare la qualità dell’esperienza? Aver fatto 2 eventi l’anno dimostra che sono stati qualitativamente interessanti, pertinenti, utili, ben costruiti didatticamente? Dimostra la qualità del formatore o dei vari formatori?
  • il criterio successivo vuole rispondere alla domanda? Non mi sembra perchè altrimenti lo renderebbe inutile. I soggetti devono “dimostrare comprovata competenza ed esperienza di metodo didattico e progettazione formativa, testimoniata dalla svolgimento di attività formativa in via continuativa per almeno 3 anni”. Qui abbiamo un criterio quantitativo – i 3 anni – e varie aree qualitative senza i relativi criteri specifici:
    • comprovata competenza ed esperienza di metodo didattico: i 3 anni di esperienza formativa non dimostrano questo criterio qualitativo in quanto dimostrano solo ed esclusivamente che un soggetto ha svolto attività formativa per almeno 3 anni. Che l’abbia svolta con competenza non è deducibile dal numero di anni di tale esperienza. E cosa significa competenza? Chi la definisce?;
    • cosa si intende per via continuativa? almeno 10 ore al mese? 50 ore in un anno? Possiamo traslare le 50 ore che indicano la “significativa esperienza”?
    • i docenti che abbiamo specifica preparazione ed esperienza di formazione. Tutti noi formatori sappiamo che fare formazione continua e docenza sono due aspetti simili e altrettanto molto differenti. Le modalità della formazione per gli adulti così come le teorie sull’APPRENDIMENTO DEGLI ADULTI sono differenti da quelle necessarie per gli studenti universitari che dal punto di vista della maturazione cerebrale sono ancora nella fase adolescenziale che si conclude a 25 anni.

Nelle linee guida è inoltre indicato che per comprovare competenza ed esperienza è necessario per chi vuole richiedere l’autorizzazione produrre una relazione con gli obiettivi formativi per il triennio successivo individuata nel corso della propria attività di formazione agli assistenti sociali. Questa relazione è richiesta alle Agenzie Autorizzate e potrebbe dimostrare una capacità di lettura dei bisogni formativi, oppure per i grandi “marchi” formativi di avere una persona preparata in questo ambito. In quale modo l’individuazione di obiettivi formativi ha a che fare con i metodi didattici e con la progettazione formativa? Come dimostra la qualità della formazione che si andrà a offrire? Come dimostra la qualità dei formatori? Come dimostra la capacità di coerenza tra dichiarato e implementato?

Anche la richiesta annuale di una relazione che descriva brevemente le attività svolte durante l’anno non richiede i metodi didattici utilizzati. E il numero di assistenti sociali partecipanti in che modo dimostrerebbe la qualità? Io ad esempio organizzo corsi con piccoli gruppi per scelta. Come l’Ordine usa l’informazione se al corso ci sono stati 15 assistenti sociali o 80? Che significato ne viene dato? Come vedremo nel post e video di domani è stato eliminato il criteri di assegnazione crediti del 20% in più per corsi con gruppi entro i 20 partecipanti. Tra l’altro scarsamente utilizzato nel triennio precedente.

Viene richiesta anche la valutazione del grado di soddisfazione. In nessun punto delle linee guida è indicato l’obbligo di fornirsi di un documento per la valutazione da parte dei partecipanti. Durante il lavoro di tesi del mio dottorato di ricerca, specifico sui metodi di valutazione, ho ad esempio rilevato che i questionari di soddisfazione risentono nella compilazione della stanchezza del momento, dell’euforia della fine del percorso, del dispiacere – o gioia – di lasciare il gruppo. Insomma per scelta lo uso poco avendo piccoli gruppi perchè preferisco una valutazione qualitativa con strumenti creativi (fotografie, simbolizzazione con oggetti, haiku, …). Con grandi gruppi potrebbe essere differenti e comunque esistono diversi metodi di rilevazione della soddisfazione. Quindi mi chiedo come è possibile dimostrare in una breve relazione la rilevazione di soddisfazione svolta con metodi creativi e qualitativi per ogni corso? Come fa l’Ordine a fidarsi di rilevazioni fatte direttamente dall’Agenzia formativa che ha tutto l’interesse a mantenere la propria autorizzazione? Come mai non sono indicate modalità comuni? Magari un questionario di soddisfazione online sul sito dell’Ordine da compilare a casa a conclusione del corso e che non permette di accreditare il corso se non lo si compila? In questo modo si avrebbe un controllo esterno più attendibile e una partecipazione attiva degli iscritti. personalmente renderei anche pubblici i risultati delle diverse Agenzie Formative richiedendo un minino di standard per il mantenimento dell’autorizzazione.

Non mi è chiaro inoltre se tutti i 4 CRITERI ALL’ART 7 del regolamento DEBBANO ESSERE  COMPRESENTI o SE NE BASTINO ALCUNI E, se così fosse, QUALI COMPRESENTI.

All’art 11 del regolamento sono indicate le modalità di attribuzione dei crediti formativi per gli eventi realizzati dalle Agenzie Autorizzate. Al comma 4 specifica che “l’attribuzione dei crediti si effettua valutando la tipologia, la durata, e al qualità dell’evento formativo nonchè gli argomenti trattati“.

Torna il tema della QUALITÀ. Cosa significa che “valuta la qualità”? Sulla base di quali criteri? Questa indeterminatezza potrebbe essere incoerente con la volontà di creare omogeneità nell’accreditamento? Il numero di crediti inoltre non è determinato dalla tabella a pag. 12 delle linee guida? Quali altre valutazioni dovrebbero essere svolte dalle commissioni? Questo dettato appare incoerente con quanto indicato nelle linee guida (pag. 7) “attribuendo un numero di crediti corrispondenti al numero delle ore di formazione erogate salvo quanto previsto dalla tabella per attribuzione crediti” .

Inoltre, nelle linee guida sono indicate due differenziazioni tra Agenzie Autorizzate ed Enti Convenzionati (gli Enti/Agenzie Convenzionate con CROAS sono quei soggetti che non possono richiedere Autorizzazione perchè mancati dei requisiti richiesti) che non erano presente in precedenza. Nella prima differenziazione i Convenzionati:

  • possono richiedere la Convenzione solo nel territorio di competenza;
  • “devono dichiarare di non avere in essere altri accordi con altri CROAS”. Signifca che possono avere una sola convenzione attiva?

Una differenziazione di questo tipo credo fosse necessaria per facilitare chi non ha i requisiti a crearsi esperienza riconosciuta pur non richiedendo un minimo di ore formative all’anno o di eventi da svolgere. Altrettanto permette di non sovrapporre Agenzie Autorizzate che hanno fatto iter di riconoscimento con il Ministero e soggetti Convenzionati che non hanno ancora i requisiti necessari a richiedere tale autorizzazione.

La seconda differenziazione credo crei iniquità senza motivazioni chiare non solo a favore dei Convenzionati ma anche di tutti gli Enti Pubblici. Riguarda infatti la nuova modalità di rilevazione delle presenze. Infati dal primo gennaio le presenze saranno rilevate in modalità elettronica tramite scannerizzazione del tessirino sanitario in entrata e in uscita. Le line guida indicano che tale modalità è:

  • obbligatoria per le Agenzie Autorizzate
  • in via eccezionale facoltativa per Convenzionati ed Enti Pubblici

Mi chiedo: da cosa deriva l’eccezionalità dell’esenzione dall’obbligo? L’Ordine ha acquistato diverse pistole scanner e i Convenzionati e gli Enti Pubblici possono usufruirne. Inoltre, gli Enti Pubblici che sono anche Agenzie Autorizzate sono esentate perchè Enti Pubblici? Come mai questa iniquità? Quale sarebbe la finalità di tale distinzione?
Nessuna spiegazione è offerta nelle linee guida.

Se l’introduzione della modalità elettronica serve per una maggior controllo perchè esentare alcuni da questo obbligo? Ci sono partecipanti differenti dagli altri? Io concordo sull’attivazione di controlli più attenti sulle presenze, credo che le regole debbano valere per tutti soprattutto tenendono conto che le Agenzie Autorizzate sono state riconosciute tali dopo un percorso di valutazione. Come mai chi è “certificato” deve sottostare a più controlli degli altri soggetti formatori che devono ancora dimostrare di avere requisiti per l’Autorizzazione e anche di coloro che sono Agenzie Autorizzate ed Enti Pubblici?

Per quanto riguarda i termini per comunicare l’accreditamento da parte del CNOAS o dei CROAS è indicato che dopo i 60 gg scatta il silenzio assenso a meno che non pervenga all’Agenzia una richiesta di documentazione integrativa. Dopo quanto tempo dalla richiesta di documentazione integrativa gli organi preposti devono rispondere? Questo aspetto non è indicato. Dopo 30 giorni come nel caso di invio di PEC? o cominciano di nuovo 60 gg?

E inoltre indicato che “per gli eventi che danno luogo a maturazione di crediti deontologici si richiede dettaglio dei contenuti con abstract delle relazioni“. La formazione continua non è costituita da relazioni, non è una conferenza. Cosa si intende quindi per abstract delle relazioni? Inoltre “eventi che danno luogo a maturazione di crediti doentologi” quali sarebbero? Bisogna far riferimento alla tabella a pag. 12 delle linee guida? Non è chiarito. Per la supervisione che dà diritto a crediti deontologici che tipo di abstract bisognerebbe produrre?

Dal calcolo dei crediti sono state escluse: la presentazione del corso e le fasi di valutazione del corso stesso. Un formatore sa perfettamente che queste fasi quando ben articolate sono premessa necessaria alla costruzione di un contratto d’aula serio, di qualità con i partecipanti e che una valutazione svolta con attenzione è momento di interiorizzazione, di riflessione, di sintesi dell’esperienza. Le teorie della Gestalt ci insegnano come l’inzio e la fine siano importanti quanto il durante e come una conclusione ben pensata alla quale si dedica tempo sia necessaria per la successiva rielaborazione dell’esperienza stessa.

Ritengo molto interessante che queste linee guida prendano in considerazione la specificità dei corsi FAD distinguendoli tra sincroni, asincroni e Blended ed indicando con chiarezza la documentazione necessaria per richiedere l’accredimetamento. Ottima iniziativa anche se è molto più lavoro per noi che li proponiamo! Dimostra attenzione alla cultura formativa che si modifica anche nel sociale. Alcune richieste ci lasciano però perplessi e qui entrano in campo esperti della formazione FAD, mie collaboratici!

  • La richiesta dell’accesso ad una lezione a campione (prima dell’inizio del corso) è interessante. Altrettanto per le modalità sincrone questo accesso preventivo è inutile. Permetterà di vedere solo una piattaforma vuota. È solo pensabile che si possa dare accesso ad alcuni minuti random del webinar ad esempio.
  • In quanto alla richiesta di “rapporto tecnico con descrizione delle caratteristiche della piattaforma, …” A meno che non si utilizzino modalità “grezze” di FAD (youtube live, per dire, che è ancora in versione beta quindi non garantisce la tracciatura al momento), piuttosto che la diffusione diretta su youtube, il rapporto tecnico appare ridondante, è sufficiente specificare che la piattaforma in uso corrisponde agli standard internazionali per la FAD.
  • La piattaforma che usiamo ad esempio per i nostri corsi FAD consente anche lo svolgimento di compiti (risposte aperte) sia individuali che di gruppo. Il fatto che si parli nelle linee guida invece solo di domande a risposta multipla (per la Piattaforma le domande vero/falso non sono domande a risposta singola ma una sottospecie di quelle a risposta multipla) esclude la possibilità di realizzare compiti esperti a conclusione dei corsi FAD?
  • Pur riconoscendo interessante, come scritto sopra, che la Commissione Consultiva nazionale intende visionare una parte dei contenuti della FAD rileviamo una DISCRIMINAZIONE DI ATTEGGIAMENTO DI CONTROLLO TRA CORSI FAD E CORSI IN PRESENZA. Quando si parla di eventi formativi residenziali non si dice mai che è possibile che la Commissione partecipi a una parte del corso per verificare dal vivo contenuti e metodologie, come peraltro è previsto in altri sistemi di accreditamento, per esempio l’ECM come già indicato sopra.

La puntata di domani affronterà il riconoscimento dei crediti formativi e deontologici.

Ci sembra comunque utile invitare il CNOAS a costruire un tavolo di lavoro permanente con le Agenzie Formative per la ridefinizione delle linee guida in modo che rispondano il più possibile alle esigenze degli iscritti e non creino preoccupanti iniquità sia tra i partecipanti ai corsi sia tra soggetti formatori. Sarebbe auspicabile la diffusione sia dei dati del triennio di sperimentazione sia quelli dei questionari di soddisfazione in modo da attivare una discussione, un confronto aperto!

Non dovrebbe essere proprio l’Ordine che rappresenta la professione a dare l’esempio sia agli iscritti sia alla cittadinanza?

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4 thoughts on “Chi può formare gli assistenti sociali: Analisi del Regolamento Formazione Continua e Linee Guida – I° puntata

  1. Grazie Elena, è evidente che la riflessione che proponi nel testo e nel video del tuo blog è frutto di attenta lettura del Regolamento e delle Linee Guida e di confronto con altri professionisti su questi temi, ed è fondamentale che qualcuno si chieda l’effetto delle cose, invece di limitarsi a vedere le cose. Ed è altrettanto evidente che il tuo punto di vista è quello di un formatore capace e preparato, che oltre alla pratica d’aula, e del web ora, conosce le dinamiche della formazione degli adulti, le teorie che le guidano, e anche qualcosa di più (il tuo riferimento al modello gestaltiano nel testo mi è parso davvero molto significativo). Ho già espresso in un video che hai ospitato nel tuo blog alcune delle mie riflessioni sul regolamento, riflessioni da operatore sia pure a metà (perché non iscritto all’albo) e da formatore. C’è una cosa che mi stimola molto nel tuo approccio a questo post, ed è il tema della condivisione. Tu dici correttamente che avresti apprezzato una condivisione maggiore, non soltanto con i Croas regionali, del Regolamento e delle Linee di Indirizzo, e soprattutto dei risultati del primo triennio sperimentale, e en passant dici che sarebbe stato utile sentire anche gli iscritti. Ecco, questo è un tema che secondo me è fondamentale. Odio il benaltrismo, e quindi mi costa fatica dire questa cosa, ma se fosse toccato a me fare questo lavoro io avrei aperto tre mesi di call per tutti gli iscritti per capire come hanno vissuto loro l’esperienza di questo triennio. In alcuni casi so per certo che viene vista come un obbligo e non come un’opportunità. In altri casi so di enti convenzionati che rifiutano di accreditare ex ante, e si convenzionano solo per garantire l’ex post, ma so anche che questo causa delle tensioni tra gli assistenti sociali di quegli enti, perché si sentono in qualche modo reietti o abbandonati dall’istituzione che li paga. E far emergere queste situazioni potrebbe essere un’ottimo compito per un Croas, per rivendicare il rispetto della formazione dell’operatore dell’ente pubblico come strumento di valorizzazione della professione e del professionista. (A me un lavoro su questo piacerebbe, se un croas mi volesse per farlo lo farei anche a gratis). In altri casi l’analisi dei fabbisogni formativi che i Croas dovrebbero svolgere per predisporre la sorta di piano formativo non sono altro che “cloud in a coffee”. Ecco, io credo che partire con un nuovo regolamento e con delle nuove linee di indirizzo costruite a partire dall’esperienza maturata nei tre anni precedenti ma CONDIVISA, e dal confronto con tutti i soggetti coinvolti, in primis gli iscritti, gli enti accreditati e non solo gli Ordini regionali (perché siamo tutti per la democrazia diretta e non per quella indiretta, ma solo fino a quando non tocca a noi, quando le cose ci toccano si tende subito a passare al centralismo democratico, che pure ha le sue virtù, passatemi la divagazione) avrebbe potuto rispondere meglio alla richiesta e all’obiettivo che tutti condividiamo e su cui abbiamo voglia di impegnarci, persino io che non sono iscritta, che è #vedounsoloordine
    E scusa se son stata prolissa 😉

      • facebook ci ha fatto incontrare e l’Ordine ci ha unite! Grazie a te Elena, di averci creduto! commozione, dissolvenza

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