Family Group Conference

imagesLo spirito prima della procedura

Grazie al confronto con studiosi di modelli innovativi per il lavoro sociale mi sono resa conto che spesso si dà troppa importanza alle tecniche, alle procedure, alle fasi – insomma ognuno le chiami come vuole – più che all’essenza – insomma alla famosa sostanza. Ecco come mi hanno insegnato Rollnick, Miller, Burford e altri nell’implementazione dei modelli l’importante è la genuinità di ciò che facciamo, la messa in atto dello spirito di quel modello più che delle sue tecniche, fasi, stadi in maniera pedisequa. Se propongo una Family Group Conference e poi decido io professionista le azioni da intraprendere o definisco le domande da affrontare da solo e non in collaborazione con la famiglia starò lavorando con l’approccio expert driven. Non starò mettendo in atto lo spirito dei modelli di presa di decisioni partecipata. Ecco perchè nei mie corsi punto così tanto sulla comprensione dei principi sottostanti questi modelli. Le tecniche poi si imparano con la pratica. L’autenticità no! Buona lettura e si vi interessa guardate la pagina dei corsi di formazione

Il Family Group Conference rappresenta un modo per lavorare con le famiglie simile come idea alle riunioni di famiglia che spesso si organizzano quando si devono prendere decisioni importanti o ci si trova in una situazione di crisi. Qusto modo favorisce la diretta partecipazione di tutta la famiglia alla soluzione dei problemi che si trovano ad affrontare. Il modello del FGC, nato in Nuova Zelanda, si basa sulle tradizioni Maori.
Ad oggi, è un modello utilizzato in molti Paesi tra cui l’Italia dove si stanno attuando le prime sperimentazioni.
Una Family Group Conference può essere definita come un incontro tra i componenti della famiglia, gli operatori coinvolti nella situazione e altre persone legate al nucleo familiare volto ad elaborare un Progetto a tutela dei bambini/ragazzi in difficoltà e, altrettanto,  dell’intera famiglia. Il focus del Progetto deve essere infatti la famiglia. Nell’ambito della trasgressione da parte di preadolescenti o adolescenti il Progetto elaborato ha, inoltre, uno scopo ripartivo del danno causato e rieducativa per evitare recidive. All’incontro, infatti, può partecipare anche la vittima.

Chi è famiglia?

L’idea di famiglia abbracciata dal modello è ampia e decisa dalle persone.
A cosa pensate voi quando vi chiedono chi fa parte della vostra famiglia? Probabilmente la risposta dipende da una serie di fattori, primi tra tutti quelli culturali e relazionali. Ricordo un ragazzino che aveva incluso nella sua famiglia il cane al quale era molto affezionato sia lui sia i suoi genitori.
Deve essere la persona stessa a definire chi è famiglia, avendo la libertà di uscire dagli stretti schemi normativi e di senso comune, prevedendo proprio che siano i genitori, i bambini,  gli adolescenti a identificare il proprio mondo famigliare.
Potrebbe, quindi, succedere di includere nella propria famiglia un vicino di casa, una cara amica, ma non il fratello del padre o  il nonno.
Intendere la famiglia con questa accezione ampia e indefinita comporta implicazioni pratiche, creando una dimensione nella quale non sono più i professionisti che a fronte della loro idea di famiglia determinano la natura e il grado di coinvolgimento delle persone.

Gli attori coinvolti

Protagonista indiscussa dell’incontro è la famiglia stessa supportata dal facilitatore.
Il facilitatore è il soggetto che si occupa della gestione della FGC dalla fase di preparazione – in cui incontrerà i bambini o adolescenti, i suoi genitori e gli altri soggetti invitati a partecipare – a quella di facilitazione vera e propria dell’incontro, con l’obiettivo di sostenere la famiglia nel suo importante compito di progettazione.
Il bambino/ragazzo – e i genitori laddove necessario– può essere affiancato da un operatore di advocacy che svolge la funzione principale di dar voce ai suoi pensieri e opinioni affinché vengano ascoltati e trovino un posto concreto nell’elaborazione del Progetto.
L’operatore di advocacy può essere un professionista, un volontario o un membro della famiglia scelto dal ragazzo.

Le fasi della Riunione di famiglia

Il processo della Riunione di famiglia si compone di cinque fasi strettamente connesse tra loro:

  1. richiesta di attivazione di una FGC;
  2. preparazione di tutti i partecipanti;
  3. riunione (nell’ambito del penale la riunione è suddivisa in riunione riparativa e riunione di protezione o evolutiva);
  4. monitoraggio del Progetto personalizzato.
  5. eventuale Riunione di verifica

Richiesta di attivazione

La preparazione

La Riunione vera e propria

Apertura dell’incontro e condivisione delle informazioni

Tempo riservato alla famiglia

Approvazione del progetto

Monitoraggio e verifica del Progetto.  Nel corso dell’incontro verrà proposta alla famiglia la possibilità di fissare una Riunione di verifica che si svolgerà con le stesse modalità della prima.
Il modello del FGC è infatti nato per l’assunzione di decisioni in maniera partecipata. Può portare ad effetti positivi rispetto al miglioramento delle dinamiche relazionali e comunicative ma solo se inserito all’interno di un lavoro sociale ben strutturato e monitorato nel tempo.